S.C.O.T.C.H. di Daniele Silvestri è un album meraviglioso... Recensione

di | People

Si intitola 'S.c.o.t.c.h.' ed è uscito ieri, il nuovo album di Daniele Silvestri. E' un disco delicato, che se dovessi proprio scegliere un posto in cui ascoltarlo, la mia scelta ricadrebbe su una veranda: perché? Scotch è un disco nel quale non ci sono tormentoni, non c'è un Salirò o una Paranza, ma è un lavoro dolce, melodico, molto malinconico.E anche quando dalla voce escono parole dure, arrabbiate e stufe, ci sono strumenti a fiato o percussioni jazz pronte a limare la foga che cerca di esplodere. L'unico pezzo rock, Monito(r), è comunque sufficiente a dare soddisfazione a chi cerca nelle note e parole di Daniele quella rabbia verso un Italia fatta a pezzi dal nostro presente e riattoppata alla bell'e meglio con lo scotch (quello che da il titolo all'album). E che importa la sua parte politica, che importa se non ha mai avuto paura di mettercela prepotente nei suoi testi: le sue parole, i suoi pensieri, vanno oltre. Precaria non è solo l'Italia, ma il mondo intero, in tutte le sue contraddizioni e difficoltà, l'amore compreso. Ci sono Fifty- fifty, Ma che discorsi, Acqua che scorre. L'amore è una tematica importante per Daniele, e nessuno come lui è capace di descriverne i dettagli più insignificanti e rilevanti, le sue situazioni più grottesche, felici e tristi. La sua meravigliosa intimità. C'è tanta chitarra, ci sono tante influenze (dal reggae al jazz), tante collaborazioni: con l'amico Niccolò Fabi, in Sornione canta della verità, di come sia oggi poco importante, poco di moda. Con Gino Paoli canta sulle note de La gatta l'avvento dei social network con tutto ciò che viene invece perso, lasciato indietro. C'è poi Raiz e Diego Mancino, Bollani, Servillo e persino un romantico contributo di Camilleri. Poi c'è la storia italiana. Ci sono L'Appello eQuesto Paese. Ci sono due modi diversi per parlare di mafia e fragilità. Ne L'appello c'è un fratello scomparso, trombe, organetti e ritmi incalzanti. Parole veloci, divertenti, senza freno, poi Daniele ti infila i dettagli, così, come se niente fosse: un borsello, l'agenda rossa. La canzone più saltellante, la più tragica di tutte: bellissima.Questo paese merita invece un discorso a parte,anzi di più. Merita una citazione: La fortuna di questo paese non è più degli artisti, non è delle imprese. Non è nei discorsi di chi vado a votare. Se grandezza ce n'è, non si riesce a vedere. Così hai voglia a cercarla tra i mille canali sia su quelli analogici, che sui digitali. e non serve aumentare la definizione per vedere più grande...un coglione. Per ascoltare le canzoni in anteprima: CLICCA QUI
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