Che il colosso petrolifero Shell lanci una campagna a favore dell'Artico, Arctic Ready, puo' sembrare strano, ma plausibile. Non è raro che le aziende superinquinanti si ripuliscano immagine e coscienza millantando strategie ambientaliste.
Meno facile, invece, credere che un'azienda notoriamente poco amata come Shell scelga di impostare una campagna del genere su un coinvolgimento massiccio degli utenti di social network. Si sa ormai che che nessuna campagna sui social puo' dare la buona reputazione a chi non ce l'ha, e anzi: si rivela quasi sempre un boomerang.
E in effetti, fornire agli utenti un template per creare (e pubblicare sul sito di Shell) la propria immagine pubblicitaria corredata di slogan, era veramente tirarsi la zappa sui piedi:
La campagna -com'era prevedibile- sembrava aver preso una piega molto brutta per la Shell. I partecipanti avevano iniziato a lanciare strali (a volte anche divertenti e ironici) contro la Shell stessa:
Cascarci, insomma, era facile. Ma era tutto finto. Finto il sito Arctic Ready, (perfettamente identico a quello di Shell) e finta la campagna Let's Go! Arctic. Verissimi invece i commenti degli ignari utenti, che stimolati dalla possibilità di cantarne quattro alla Shell (e per di più sul suo sito!) hanno inconsapevolmente reso virale l'iniziativa.
Dietro a questa riuscita operazione c'è Greenpeace, insieme all'associazione no global the Yes! men. James Turner, portavoce di Greenpeace USA, ha spiegato: "Le nostre navi sono state costrette dai tribunali americani a non avvicinarsi ai pozzi di trivellazione della Shell. Da qui, il cambio di strategia. I social media ci offrono l'opportunità di usare umorismo e creatività per stimolare le persone ad agire in modo divertente su temi molto seri".
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