Il referendum contro gli stipendi dei parlamentari che gira su Facebook è una fregatura: ecco perché [FOTO]

Su Facebook si sta diffondendo una proposta di referendum di cui non si parla altrove. Perché? Possiamo fidarci? A quanto pare no.

di | Internet

parlamento italiano

Avete presente quel referendum che su Facebook un po' tutti (non tutti forse, ma tanti tra i vostri contatti) portano alla vostra attenzione almeno una volta al giorno? Si tratta del famoso Referendum contro la Casta, quello che tecnicamente dovrebbe spingervi a firmare per tentare di eliminare la cosiddetta diaria dei parlamentari, che ammonta a circa 3000 euro e costituisce lo stipendio dei politici italiani.

Su Facebook avrete visto girare sicuramente l'immagine qui sotto:

Chi di solito condivide questa foto allega un messaggio di stizza e polemica, che più o meno fa così: "ecco quello che non vi faranno mai vedere in TV o di cui i giornali non vi diranno nulla". E' vero, né la TV né i quotidiani sembrano essersene curati particolarmente. Ma perché? Qual è il motivo? Forse Gabriele Capasso di TVBlog lo ha capito. Ecco, infatti, cosa ha scritto:

 

“Referendum contro la Casta“, “Tagliare gli stipendi d’oro” dei parlamentari, tutte parole d’ordine della cosiddetta antipolitica che tanto piacciono, soprattutto su internet dove basta un like su Facebook per sentirsi “parte del movimento”. L’iniziativa di un partitino “inesistente”, Unione Popolare, nato dalla diaspora di qualche sconosciuto ex UDC, sta prendendo piede in rete ed in tv difficilmente approderà. Si tratta di un complotto dei poteri forti oppure semplicemente i promotori della raccolta firme sono ben felici di accreditarsi come osteggiati dai media e guadagnare facili consensi?
 
L’idea è semplice. La consultazione referendaria si propone di cancellare la diaria dei parlamentari 3.503,11 euro al mese che, insieme a voci più corpose, vanno a costituire lo stipendio dei nostri onorevoli. Via due righe dalla legge 1261 del 1965 e il problema è risolto. La casta viene punita, noi risparmiamo tanti soldi pubblici (una 50ina di milioni di euro l’anno, il fatturato della Fascino di Maria De Filippi, più o meno un centoquarantesimo della spending review del governo Monti) e siamo tutti contenti.
 
Peccato che il Referendum dovrebbe prima raggiungere le 500 mila firme, pur essendo promosso da un movimento composto da un centinaio di persone e da nessuno dei partiti tradizionali, nemmeno quelli anticasta come il Movimento 5 Stelle di Grillo, passare al vaglio della Consulta (auguri) e poi raggiungere il quorum (essendo abrogativo il 50%+1 degli aventi diritto al voto, roba che non capita da diverso tempo nel nostro paese - se si esclude la felice eccezione su questioni come nucleare e acqua pubblica che hanno generato un’enorme mobilitazione - ). Il tutto ci costa più o meno 400 milioni di euro, quindi spendiamo in una volta sola il presunto risparmio ottenibile in 8 anni. Un vero affare.
 
Il Referendum contro la Casta non arriverà in Tv? Speriamo, siamo sufficientemente fregnoni da andargli dietro. C’è da sperare che gli Italiani raccolgano firme per “salvare maicol della nominesciòn!…il grande fratello è imbordande!” (cit.).
 
Fonte: tvblog
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