Il nuovo spettacolo di
Fiorello, ha fatto, soprattutto in rete, molto
rumore. Non è solo una questione di essere sostenitori o detrattori del presentatore siciliano.
O forse sì.
Il mezzo che ogni giorno, sempre di più, raccoglie e diffonde opinioni, è
Twitter. Aumentano i tweet provenienti dal nostro paese, aumentano le persone che si affidano a questo social network, aumentano soprattutto le personalità del mondo dello spettacolo che lo usano. Di come Fiorello sfrutti questa nuova piattaforma nel modo giusto ve ne avevamo già parlato. Lui stesso ci ringraziò per
il nostro articolo, con un tweet di risposta. E infatti non è un caso che abbia spesso, durante le prime due puntate del suo show, fatto riferimento a Twitter e alla sua comunità: persino il titolo dello spettacolo è un
hashtag.
E quindi è prevedibile che la comunità di riferimento, quella che più avrebbe giudicato e discusso il suo programma, sarebbe stata proprio quella dei cinguettii. Lo sapeva lui, lo sapevamo noi che usiamo Twitter tutti i giorni. Lo sapeva Sabina Guzzanti, che ha espresso un parere personale, e che si è beccata subito l'acida risposta di Fiorello:

Chi non se l'aspettava, o meglio, chi non accetta le critiche e le opinioni di Twitter, è
Linus di Radio Deejay.
Ha scritto un pezzo nel suo
blog, nel quale si è permesso di insultare la comunità intera. Parole velate, usate con stile, ma pur sempre con un fine denigratorio, con il classico stile di scrittura di chi vuole sentirsi più riflessivo degli altri, più intelligente e meno polemico - di fatto, facendo l'opposto. Lo stile di chi crede di aver capito tutto mentre gli altri sono pecoroni. Così giudica i social network e chi li utilizza per esprimere la propria opinione. Giudica la libertà di parola di ognuno e la possibilità di dire ciò che si pensa al diretto interessato. Un po' come se l'opinione fosse una cosa per pochi, elitaria.
Twitter è invece nato proprio per questo: per togliere di mezzo qualsiasi barriera e poter comunicare direttamente con la personalità di turno. Non ti piacciono le melanzane? Lo scrivi. Non ti piace il programma di Fiorello? Lo scrivi. Voti Berlusconi o lo schifi? Sei libero di scriverlo e dirglielo. Il
sentirsi in dovere di dire qualcosa, è una grande libertà che noi abbiamo.
Abbiamo la libertà di essere schietti, volgari, colti, intelligenti, fini, sboccati. Abbiamo la libertà di dire quello che vogliamo.
Linus, invece, la pensa diversamente:
(...)ma quest'anno c'è una voce in più, ed è quella dei Social Networks. Quella, per intenderci, per la quale non solo chiunque PUO' dire quello che pensa, ma si SENTE IN DOVERE di farlo, anzi, come si dice, di CONDIVIDERLO. (...) Di Twitter in particolare non mi piace la superficialità, 140 caratteri sono buoni per una battuta o per una comunicazione urgente. Un giudizio, di qualunque tipo, va sempre argomentato. Go to sleep. Che è quello che scrivono i fighetti di Twitter quando vanno a dormire. Interessantissimo, no?
C'è un grosso errore, in quello che dice Linus. Un'incoerenza grossa come una casa:
Io ho sempre avuto una mia teoria, nei confronti del pubblico. Molto sincera, al confine col drastico: non ti piace il mio lavoro? Non comprarlo. Fine. In particolare per la natura stessa del lavoro artistico, che è effimero e soggettivo per definizione.
Lui dice che se non ti piace qualcosa, non lo compri e risolvi il problema.
Lo stesso non vale forse per le opinioni? Non ti piacciono? Ignorale. Vuoi giudicarle? Sei libero di farlo, noi lo accettiamo e siamo pronti a ribattere alla pari. Perché libertà di opinione non implica autorevolezza. Se così fosse, allora sì, parlare sarebbe elitario.
Senza contare che Fiorello va in onda sulla Rai, e che i soldi usati per quello spettacolo sono anche i nostri. La nostra opinione, è quindi validissima. Non vale dire cambia canale, perché quello spettacolo è stato pagato dai contribuenti, che possono dire quello che gli pare. Almeno questo, dovrebbe essere concesso, no?
C'è poi un altro grosso problema, riguardo l'autorevolezza. Ovvero su chi dovrebbe dire che una cosa è autorevole o meno.
Twitter non è autorevole, ma è solo lo specchio di una società, ora più che mai trasparente e aperta.
E' sciocco pensare che il consenso o il dissenso siano sempre giustificati. E' utopico. A volte c'è, a volte non c'è. I social network danno spazio e luce a tante categorie di persone che prima della rete esistevano ma restavano nell'ombra. Un po' come i bimbiminkia.
Ci sono, tutti si chiedono perché, da dove vengono, come sia possibile che siano in grado di pensare come pensano e fare quello che fanno. Nessuno, però, ne ha mai visto uno dal vivo. Sono personalità che vivono sulla rete, e che hanno le stesse libertà di Linus e, mi dispiace dirlo, la stessa paritaria autorevolezza.
Forse noi
fighetti di Twitter siamo troppo fighetti per capirti, ma la rete non è piccola né gestibile. Criticare nel mucchio è facile e populista, ma è la rete a dirti se hai ragione o se vai emarginato, se dici vaccate e fai solo il figo per sentirti bello, o se sei autorevole. Qui funziona così.
Questo, il blog di Linus e il suo post -
LINUS BLOG
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