La fine di Lost: Damon Lindelof dice tutta la verità (più o meno) [VIDEO]

Lost finiva il 23 maggio 2010. Due anni dopo Damon Lindelof ammette alcune debolezze, e tira in mezzo Matrix.

di | Internet

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L'ultimo episodio di Lost andava in onda la sera del 23 maggio 2010 negli Stati Uniti. Dopo 6 anni di agonia e trasporto, la serie più ambigua e misteriosa degli ultimi vent'anni tirava le fila e lasciava il pubblico diviso a metà. Il finale religioso non ha convinto i più, che volevano più risposte alle mistery box lasciate qua e là da JJ Abrams, Damon Lindelof e Carlton Cuse (principalmente).

Damon Lindelof, soprattutto, è quello che più di tutti si è preso la briga di difendere il progetto, il finale, e ha continuato ad essere estremamente disponibile nel raccontare qualcosa sulla serie, e infatti ha rilasciato un'intervista a On The Verge in cui si parla proprio di Lost, del finale, e di un sacco di cose riguardanti la serie.

Ecco l'intervista. 25 godibili minuti se avete tempo, altrimenti i punti salienti ve li racconto più sotto. Tira pure in mezzo Matrix:

 

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Io sono uno di quelli che Lost l'ha amato e poi odiato alla follia. Un po' come tutte le storie d'amore che ti segnano per sempre. Per cui ero pronto a odiare anche quest'intervista, ogni singola parola di quel diavolo di Lindelof. Ci sono riuscito in parte, e vi dico dopo perché; ora però parliamo di quello che ha detto e perché ha paragonato Lost a Matrix.

A chi l'ha sempre accusato del fatto che Lost non dà le risposte a tutti i misteri buttati lì nella serie, Damon dice che (a grandi linee):

Nel cinema di questo genere non esiste scena peggiore di quella in cui l'Architetto spiega tutto a Neo in Matrix. C'è Lost e e c'è l'Architetto: Lost non dice abbastanza, l'Architetto dice troppo. La cosa giusta sta sicuramente nel mezzo ma io preferisco essere più vicino a Lost che a Matrix, perché altrimenti non mi interesserebbe guardarlo. (...) Secondo me il peggior episodio di Lost è proprio quello in cui si vede l'origine di Jacob e l'Uomo nero, perché è quando si spiegano le cose. E' come la scena dell'Architetto.

Prosegue poi nel dire che nel suo modo di pensare il mistero è bello così, o qualcosa del genere. Va beh.

Ma Lost, di che cosa parlava quindi? - il giornalista a un certo punto chiede pure se quello che si è visto per sei anni è "accaduto davvero". A parte che se fai una domanda del genere non capisco come possa parlare con Lindelof, però Damon risponde tranquillo:

Il concept era di esplorare l'idea di purgatorio, letteralmente e figurativamente; tanto che la gente lo aveva capito già dopo qualche episodio della prima serie, affermando "Sono tutti morti!", e noi a giurare che quel che vedevano succedeva in vita. Volevamo parlare del giudizio, ma Lost non prevedeva un Dio esterno più grande, ma una sorta di auto-giudizio. Se i personaggi sarebbero riusciti a perdonare se stessi, allora significa che lo show sarebbe finito. Si chiama Lost non perché si siano persi in un luogo, ma perché si sono persi con se stessi.

E fin qui... anche se la cosa si fa più interessante. Soprattutto quando gli viene chiesto, visto che Damon ha fatto entrambe le cose, se sia meglio scrivere per il cinema o per la televisione:

E' sicuramente bello lavorare per il cinema dove hai due ore di tempo per raccontare una storia fatta e finita; quando lavori per la tv non sai in cosa ti stai ficcando, non sai per quanto durerà, non puoi programmare una seconda stagione per un prodotto che ancora nessuno ha visto.

Poi, la bomba che tutti aspettavamo. MALEDETTI BUGIARDI, LO SAPEVO!

Le due cose che mi chiedevano sempre riguardo Lost era se immaginavamo la storia in divenire o se sapevamo come sarebbe finito dall'inizio. La risposta che davo era sempre che no, che avevamo un piano ben definito in testa e che mamma e papà sapevano quello che stavano facendo. La seconda domanda era se tenevamo conto delle critiche del pubblico e la risposta era sempre sì, che li ascoltavamo sempre. Erano le risposte che il pubblico vuole sentirsi dire, nessuno vuole sentirsi dire "fanculo il pubblico, facciamo come vogliamo", o che non abbiamo un piano in testa. Le risposte vere erano altre: la verità è che c'è un piano, ma se il piano non funziona, lo si cambia in corso d'opera e sì, ascoltavamo sempre le critiche del pubblico e il 98% delle volte eravamo d'accordo con loro: l'episodio che avevano appena odiato, noi l'avevamo odiato 6 mesi prima quando l'abbiamo scritto la prima volta e abbiamo cominciato ad aggiustarlo in qualche modo.

Altro che chiesetta cristiana e tutti belli che morti insieme forever. Finalmente un sollievo, ora sì che quasi quasi apprezzo il suo finale. No, non è vero. E poi ha ragione Damon Lindelof:

la sera dell'ultimo episodio, prima ancora che ti sedessi sul divano, puoi sinceramente affermare che eri ottimista sul fatto che il finale, qualunque esso sarebbe stato, ti avrebbe soddisfatto?

No Damon, non posso affermarlo perché il mio ottimismo era svanito tre anni prima, con la terza stagione. E' stato allora che ho cominciato a odiarti senza riuscire a mollarti per i tre anni successivi.

Oggi è il 23 maggio 2012. Due anni fa finiva Lost.

Cazzo. Voglio vederlo ancora.

 

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