Aldo Grasso, le novità in televisione e il problema del tempo

Sul suo articolo per il corriere commenta i programmi di Daria Bignardi e Serena Dandini.

di | Attualità

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Aldo Grasso è maestro nel giudizio, ma non ha sempre ragione. Da settimana scorsa sono partiti i nuovi palinsesti. Lasciate alle spalle discussioni e odiose antipatie e giochi politici, si è ripartiti ognuno con i suoi affanni, i propri studi, i propri ospiti, che per l'esordio DEVONO essere grandiosi. Chiambretti con Peter Dinklage, la Dandini con Andrea Camilleri e la Bignardi con Saviano e Jovanotti. Com'è andata? Secondo Aldo Grasso, non bene:

In una tv vecchia anche il nuovo appare vecchio. Questa potrebbe essere la morale delle tre proposte del fine settimana - «Le invasioni barbariche», «The show must go off», «Chiambretti Sunday Show» - che, almeno nelle aspettative, avrebbero dovuto portare un po' di aria fresca.

Nel suo articolo per il Corriere, Aldo Grasso fa notare come seppur la stagione sia nuova, le proposte siano ancora incollate a un vecchio sistema, a un antiquata conduzione e a meccanismi ormai datati e che forse hanno solo una parvenza di novità, oppure che questa esiste ma è ben nascosta, o affossata, dall'abitudine al vecchio. E' una cosa che qualcuno potrà condividere, ma che a mio avviso non tiene conto di una cosa: il tempo.

Il tempo in televisione non esiste, ma esiste solo ciò che piace, o non piace. Il Grande Fratello, per esempio va avanti da 12 anni: siamo tutti d'accordo sul fatto che il suo tempo sia trascorso, e che annoi, eppure la novità c'è sempre. La diramazione dei nomi e dei volti (le forme) dei concorrenti è l'evento più atteso e più seguito. Piace, non è nuovo, ma piace. Negli Stati Uniti ci sono programmi che vanno avanti da vent'anni.

Guardiamo il David Letterman Show per esempio: è uguale da sempre, non ha cambiato una virgola che sia una. Lui è un genio televisivo non da poco, va sottolineato, ma quel tipo di format funziona sulla sua rete, e in tante altre (Jay Leno, etc). Serena Dandini ha sempre proposto questo format da almeno un decennio, e se ha resistito finora non è perché è sempre nuovo, ma perché piace il suo modo di introdurre argomenti, comici, persone, interviste. Chiambretti ha deciso da sempre di puntare tutto sul freak show, puntando su se stesso, più che sugli ospiti. In altre parole, sono più le volte in cui i suoi ospiti (soprattutto quelli stranieri) sono imbarazzati e frastornati, di quelle in cui ci capiscono qualcosa.

A Pierino è mai importato qualcosa? Mai, perché giustamente quello che lui pensa è che quello è il SUO programma, con le SUE regole. Fosse trasmesso negli Stati Uniti, la sua identità sarebbe già stata riconosciuta e gli ospiti sarebbero pronti ad essere invitati. La Bignardi è intelligente, e su una cosa Aldo Grasso ha ragione: non dà mai l'impressione di essere realmente entusiasta dell'ospite (anzi mi è capitato di notarla quasi stizzita, soprattutto dalle risposte). Con gli scrittori è sempre impeccabile, ma per il resto è soprattutto la redazione che lavora sui suoi ospiti; e poi dai, è sempre stata un po' noiosetta, no? Il punto di tutto questo è che non c'è da rimanere delusi se la televisione non offre nulla di nuovo, perché la novità è sempre e solo il mezzo per rimpastare, ingannare, attirare.

Mettiamo caso che questa gente la mandiamo a casa, introducendo nuovi volti, come a volte il mondo intero sembra pretendere. Sarebbe la soluzione? Innoverebbe lo schermo? Non lo so, perché penso che negli anni di tentativi e di persone che ci hanno provato, ci sono state. Eppure noi torniamo sempre a guardare sempre i soliti. Forse, allora, il concetto di novità è solo una strategia di marketing, mentre la televisione è sempre la stessa da 60 anni. Altrimenti per quale motivo stiamo ancora a sognare il “ritorno del varietà”? L'ARTICOLO DI ALDO GRASSO PER IL CORRIERE

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