Censura sul web: il governo ci riprova, tirando in mezzo la contraffazione

Una delle premesse con cui viene introdotto il nuovo disegno di legge che dovrebbe contrastare la pirateria online, riguarda i cinesi.

Nell’introduzione al disegno presentato da Elena Centemero e Santo Versace (sì, il fratello di Gianni e Donatella), si fa proprio riferimento a una causa tra L’Oréal e eBay del 12 luglio 2011. Qualche cinese ha venduto qualche confezione contraffatta della celebre marca di cosmetici e saponi, e in Francia se la sono presa con eBay che non ha vigilato. Ecco quindi il timore che questo possa succedere anche da noi:

La contraffazione a mezzo della rete internet – così come la vendita attraverso questi canali telematici di prodotti la cui commercializzazione è riservata a canali regolamentati (come i farmaci) – con conseguenze pregiudizievoli di estrema gravità sia per i titolari dei diritti di proprietà industriale violati, sia per la sicurezza e per la stessa salute dei cittadini (che anche la contraffazione mette spesso in pericolo, poiché i falsi sono spesso anche pericolosi o sono realizzati in modo non conforme alle prescrizioni sulla sicurezza dei prodotti) (…)

Vi ricordate che il 6 luglio l’AGCOM voleva provare a imbavagliare internet e i suoi service provider (leggi “tutti quei siti che forniscono un qualsiasi tipo di dato”) senza passare per i canali tradizionali?

Fino a novembre tutto fermo, ma nel silenzio il PDL prova a far passare un disegno di legge molto simile, con l’obiettivo di responsabilizzare chi fornisce link o qualsiasi contenuto alla rete e che i soggetti interessati (senza specificare chi, come, quando) ritengono lesivi della proprietà industriale (?) e intellettuale.

Significa che per responsabilizzare un qualsiasi sito, renderlo penalmente perseguibile, è sufficiente che qualcuno (il fantomatico soggetto interessato) porti effettivamente a conoscenza del fatto che l’attività o l’informazione è illecita.

Ma come avevamo già detto, qui non si parla solo di cinesi che cercano di importare materiali contraffatti. Qui c’è da tener conto dei contenuti protetti dal copyright che possono essere utilizzati, con dei limiti, per critica, discussione, insegnamento, ricerca, eccetera. Con questa proposta, questa differenza sarà molto meno acuta. E anche questo tipo di critiche potrebbero essere messe sotto torchio, perché non compiacenti ai soggetti interessati.

Non solo, con la modifica all’articolo 17 del decreto legislativo 70/2003, la proposta prevede la non-responsabilità dei service provider nello stanare o cercare qualsiasi materiale illecito all’interno della propria piattaforma. Sembra tutto normale, anzi onesto, tranne per alune deroghe, inserite nel comma c):

al prestatore che non abbia adempiuto al dovere di diligenza che è ragionevole attendersi da esso e che è previsto
dal diritto al fine di individuare e di prevenire taluni tipi di attività illecite.

Segue poi una lunghissima lista di doveri del prestatore del servizio online, che praticamente smentiscono la non-responsabilità, perché ci si aspetta ragionevolmente che questo lo faccia già da sè. Praticamente una sorveglianza preventiva, che se non compiuta, li vedrà responsabili civilmente e penalmente.

A questo indirizzo l’intero disegno di legge. Voi che ne pensate? LEGGI QUI

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Giovedì 22/09/2011 da Riccardo.Pavone in , , ,

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